Stop alle PEC di notte: la proposta dei commercialisti per un digitale più umano

Stop alle PEC di notte: la proposta dei commercialisti per un digitale più umano

In un contesto economico e produttivo caratterizzato da un’innovazione tecnologica pervasiva e dalla crescente digitalizzazione dei processi, la necessità di bilanciare la flessibilità organizzativa con la tutela della sfera privata del lavoratore è divenuta un’esigenza trasversale, comune a tutte le generazioni e categorie professionali. L’esperienza della pandemia da COVID-19 ha accelerato un processo già in atto: la smaterializzazione del tempo e del luogo di lavoro, con l’affermarsi di modalità lavorative fondate sull’uso intensivo di tecnologie informatiche e di comunicazione. Questo cambiamento, se da un lato ha migliorato l’efficienza e la gestione del tempo, dall’altro ha favorito una dilatazione incontrollata dei tempi di lavoro, con il rischio di un progressivo annullamento dei confini tra vita professionale e vita privata. Da qui nasce l’esigenza di riconoscere un vero e proprio diritto alla disconnessione, inteso come diritto a non essere costantemente reperibili e a non dover rispondere a comunicazioni di lavoro durante i periodi di riposo.

L’origine del principio: tra salute e dignità del lavoratore
Il progresso tecnologico, pur offrendo strumenti utili all’efficienza e alla produttività, ha portato con sé nuovi rischi: dallo stress da iperconnessione (tecnostress) fino alla sindrome da burnout. Fenomeni che testimoniano un disagio crescente con ricadute sulla salute mentale e fisica dei lavoratori. La tutela del tempo di riposo e della sfera privata non è più solo una questione di benessere personale, ma un diritto fondamentale, strettamente connesso alla dignità e all’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata.

Le origini normative: dall’esperienza europea all’Italia
Sul piano europeo, il primo Paese ad aprire la strada è stata la Francia, con la “Loi du Travail” del 2016, che ha introdotto formalmente il diritto alla disconnessione. A seguire, anche Spagna, Belgio e Irlanda hanno adottato normative specifiche o raccomandazioni in tal senso, riconoscendo l’importanza di tutelare i lavoratori dai rischi di una reperibilità senza limiti. A livello dell’Unione, la Risoluzione del Parlamento Europeo n. 2019/2181(INL) del 21 gennaio 2021 ha sancito che “il diritto alla disconnessione è un diritto fondamentale che costituisce parte inseparabile dei nuovi modelli di lavoro della nuova era digitale”, sottolineando l’urgenza di una disciplina armonizzata per tutti gli Stati membri. In Italia, il tema è stato affrontato per la prima volta con la Legge 22 maggio 2017, n. 81, che ha introdotto la disciplina del lavoro agile. Il riconoscimento esplicito del diritto alla disconnessione è arrivato con l’articolo 2, comma 1-ter, del decreto-legge 13 marzo 2021, n. 30, convertito nella legge 6 maggio 2021, n. 61.  Pur rappresentando un passo avanti significativo, la normativa italiana mostra ancora un limite: si applica principalmente al lavoro agile, escludendo di fatto molte altre forme di lavoro digitalizzato, compreso quello autonomo e professionale. La questione professionale è stata affrontata nella Proposta di legge DDL 1290, “Disposizioni in materia di diritto alla disconnessione nei rapporti di lavoro” dove, pur apprezzando le previsioni dell’art. 4, l’intervento appare ancora insufficiente per il mondo delle professioni. Maggiore attenzione, quindi, nuove proposte ed un chiaro intervento normativo diventano priorità da non sottovalutare.

PEC notturne: il caso
La riflessione è nata dalla segnalazione indirizzata al presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Palermo da parte di un professionista stanco di ricevere notifiche ufficiali anche di notte o durante le festività.  Complice la sincronizzazione con gli smartphone, ogni messaggio diventa un allarme, innescando una forma di reperibilità forzata 24 ore su 24. “I clienti – spesso allarmati – mi scrivono immediatamente inoltrando alla mia PEC quanto ricevuto o mi contattano telefonicamente, generando uno stato di urgenza e tensione continuo” segnala il professionista “Di fatto, il professionista è diventato reperibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7”. Da qui la proposta dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Palermo: regolamentare l’invio automatizzato delle PEC da parte della Pubblica Amministrazione. L’idea, tanto semplice quanto significativa, mira a rivedere il D.P.R. 68/2005 ed il Codice dell’Amministrazione Digitale introducendo un limite orario all’invio delle PEC, vietandolo dalle 19:00 alle 9:00 nei giorni feriali e per l’intera durata dei giorni festivi e prefestivi. Una misura che non rallenterebbe la macchina amministrativa, ma restituirebbe equilibrio e rispetto dei tempi umani nel lavoro.

L’umanesimo digitale, la tecnologia al servizio dell’uomo
La questione delle PEC è solo la punta dell’iceberg di un problema più ampio: come governare la tecnologia senza esserne sopraffatti. Non si tratta di frenare il progresso, ma di orientarlo verso un uso etico e sostenibile. “L’innovazione digitale, senza etica e senza limiti, rischia di trasformarsi in una nuova forma di oppressione” – conclude il professionista nella sua segnalazione.